Il racconto della stanza della psicoterapia

Autore: E.
Data: 14 Marzo 2021

Il racconto della stanza della psicoterapia

La mente del paziente è un tempio sacro, per accedervi bisogna spogliarsi dei calzari, gli stessi che permettono al terapeuta di sondare e sentire i tanti suoli del mondo e di arricchire il proprio vissuto ma che, a volte, risultano troppo rumorosi per animi già fragili. 

I “piedini” del terapeuta sono sensibili e vulnerabili, come l’animo del paziente. Nella logica comune all’associazione piedi/cuore (o animo) non gli si è mai voluto troppo bene. Basta leggere queste due parole vicine che è presto fatto “l’appioppamento” del prepotente verbo calpestare; prepotente perché, come si sa, non si limita a rendere un’innocua azione, ma porta in sé una violenza azionale; tutto questo come se i piedi sappiano solo calpestare mattonelle, fiori e formiche…

I pezzi di corpo più lontani (fisicamente) e allontanati (metaforicamente) da un ben più amato cuore. Nel tempio sacro che è l’animo del paziente, i piedini scalzi del terapeuta si fanno sacri quanto il tempio a cui fanno accesso. All’entrata percepiscono le mattonelle, forse un po’ fredde del tempio, ma a cui presto il resto del corpo si premurerà di far abituare loro alla nuova temperatura. << i piedi si fanno “corpo”, il corpo si fa “mente” a sostegno del nuovo “corpo” >>.

 

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Com’è l’andamento nel tempio?

Lento!  … ogni passo è pensato leggero e gentile, a volte è gentilissimo e diventa solo punta… tutto dipende da ogni singola mattonella e da come si lascia intendere….

A volte, appare meno fragile, i piedini possono accomodarsi completamente su di essa, seppur mantenendo una certa delicatezza (meno fragile, non vuol dire non più fragile!)

La mente è in costante attività di studio, quale passo ora, delicato ma quanto, tutte le mattonelle sono sondabili o alcune non sosterranno il “peso” del mio passaggio…Fermo! il tempio soffre, non è solito accogliere ospiti e nonostante i passi siano sensibili, le mattonelle si fanno tutte simili e fragili. I passi, che sino a quel momento erano lenti ma conducenti, ora si fanno di tutta risposta lentissimi…STOP!  *

Le pause sono importanti!

Le pause, le più belle e importanti, sono quelle che accudiscono e sostengono i respiri; e sono fortemente volute, bisogna scegliere di riservarsele e sentire di meritarsele.

Non irrompono coraggiosamente ma vanno assolutamente corteggiate quando si insinua, con fare crescente, il rischio di essere assorbiti da vortici di scellerati e pazzi dinamismi mentali che finiscono per far perdere la cognizione di cosa è reale e cosa è materia grigia in piena creatività contorsionistica.

I respiri, che sono il motivo di richiesta delle pause, prima di essere educati all’essere profondi dalla guida, sono quelli silenziosi e indipendenti che siamo abituati a fare normalmente, ai quali non prestiamo particolare attenzione e vigilanza: Aria che entra silenziosamente dal naso, aria che esce da esso.

I respiri che dovrebbero caratterizzare le pause, invece, sono scelti tra i profondi e, a partire dal terzo / quarto ciclo ci si rende conto e meraviglia della valenza e della potenza di un bel respiro ampio e sazio.

I pensieri, risentendo dell’esperienza, appaiono di riflesso più “ossigenati”, più lucidi, più a sostegno di chi li fa.

la quiete e pace dei sensi che, per natura docile, faticavano a prendere spazio (o che non lo chiedevano nemmeno) tra le egocentriche performance acrobatiche abitano ora una mente sollevata.

* forse definiamo sacro ciò che, fragile, vogliamo proteggere dal dolore…

Grazie a E. per questo dono.

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